venerdì 1 agosto 2014

Le donne nelle Giunte Regionali sono solo il 31%, altro che parità di genere

da Infographics - www.infogr.am
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Nelle Giunte regionali la parità di genere sembra un miraggio e solo in 2 regioni su 20 si supera il 50% di presenza femminile

Il 23 novembre 2012 sia stata approvata la legge n. 215 che promuove il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali, ma nonostante ciò la parità di genere all'interno delle giunte regionali è ancora molta lontana.
Dopo le regionali del 2014, al voto sono andate la Sardegna a febbraio e l'Abruzzo e il Piemonte a maggio, la presenza femminile nelle giunte regionali è ben sotto la metà e si attesta al 31%. La percentuale è ancora più bassa se si considerano i ruoli con maggiore potere politico (Presidente, Ass. Sanità, Ass. Bliancio, Ass. Agricoltura) e cala fino al 15%.
La regione con il maggior numero di donne presenti in Giunta è il Friuli-Venezia Giulia con il 55,5%, mentre a seguire ci sono la Sicilia (53,8%) e la Lombardia (46,6%).
Gli ultimi posti della classifica sono occupati dalla Valle d'Aosta (11,1%), Calabria (7,1%) e Molise con addirittura zero donne. In totale, le donne ricoprono 66 delle 210 posizioni nelle Giunte Regionali di tutta Italia mentre per quanto riguarda le posizioni di maggiore spessore le donne ricoprono solo 12 posizioni sulle 80 disponibili.
Dati sono assolutamente infelici per un paese come l'Italia che dimostra di essere molti passi indietro rispetto alla questione della rappresentanza femminile in politica e nella società.

martedì 29 luglio 2014

A Rocco Chinnici e gli agenti della sua scorta

Scritto per la

Era il 29 luglio del 1983, 31 anni fa, quando Cosa Nostra uccise Rocco Chinnici, il "giudice buono". Il giudice morì a causa dello scoppio di una Fiat 126 imbottita di tritolo piazzata sotto la sua abitazione, in via Pipitone Federico. Con lui morirono anche due carabinieri della scorta, il maresciallo Mario Trapassi e l'appuntato Salvatore Bartolotta, e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi. L'unico superstite fu Giovanni Paparcuri, l'autista. Il detonatore che provocò l'esplosione fu azionato dal killer mafioso Antonino Madonia.
Rocco Chinnici era il Capo dell'Ufficio Istruzione nonché l'ideatore del pool antimafia a Palermo.
Rocco Chinnici non era un semplice magistrato ma era un vero esempio di impegno civile. Parte del suo lavoro era dedicata ai giovani ai quali, in un'intervista rilasciata a Pippo Fava per "I Siciliani", dedicò queste parole:

 "[...] sono i giovani che dovranno prendere domani in pugno le sorti della società, ed è quindi giusto che abbiano le idee chiare. Quando io parlo ai giovani della necessità di lottare la droga, praticamente indico uno dei mezzi più potenti per combattere la mafia. In questo tempo storico infatti il mercato della droga costituisce senza dubbio lo strumento di potere e guadagno più importante. Nella sola Palermo c'è un fatturato di droga di almeno quattrocento milioni al giorno, a Roma e Milano addirittura di tre o quattro miliardi. Siamo in presenza di una immane ricchezza criminale che è rivolta soprattutto contro i giovani, contro la vita, la coscienza, la salute dei giovani. Il rifiuto della droga costituisce l'arma più potente dei giovani contro la mafia".

lunedì 28 luglio 2014

Maggioranza e giunta a confronto

dal Corriere della Sera Brescia
di venerdì 25 luglio (pag. 5)

articolo di i.b.

II Confronto Sollecitato anche da Sel 

Maggioranza e giunta si ritrovano domani a porte chiuse per discutere e mettere a punto l'azione amministrativa. Proposte, e, chissà, anche critiche e autocritiche, in un confronto serrato. Il luogo dell'incontro tra sindaco, assessori e consiglieri comunali del Pd, Brescia per passione, Al lavoro con Brescia e Civica per Del Bono, è in Frandacorta nell'azienda «Le quattro terre». Intanto Sel che della maggioranza fa parte (Donatella Albini capogruppo di Al lavoro con Brescia)avanza proposte tramite i coordinatori di circolo Paolo Mori, Elisa D'Adda e Andrea Grasso. 
Riconosciuto lo «sforzo» di risanare i conti e stare in sostanza dalla parte dei cittadini, Sel ritiene che «forse manca un confronto sulla città che vogliamo». I temi? Ambiente, mobilità sostenibile, raccolta porta a porta, informazione puntuale, partecipazione. E no al Bigio, senza che occorra una commissione ad hoc.

venerdì 25 luglio 2014

BILANCIO Il pungolo di Sel: la Giunta Del Bono dà buoni frutti, ma ora acceleriamo

dal Giornale di Brescia
di venerdì 25 luglio 2014 (pag. )

articolo di a. car.

«Un impegno che sta dando buoni frutti, all'internodel quale però non sentiamo ancora il respiro di un nuovo disegno di città». Ad un anno dalle amministrative il coordinamento cittadino di Sinistra, ecologia e libertà traccia un primo bilancio sull'operato della giunta Del Bono. Una sintesi che «cosciente delle difficoltà oggettive del periodo, dalla scarsità di risorse e dai limiti imposti dal patto di stabilità, riconosce lo sforzo compiuto per mantenere i servizi ai cittadini in difficoltà» spiega Paolo Bravi Mori.
Positivi anche «il risanamento dei conti lasciati disastrati, il nuovo sistema di governance di A2A che ci auguriamo più sensibile e indirizzato ad una mission centrata sulla città, la ristrutturazione di Omb, il sistema dei Consigli di Quartiere, il contenimento degli sfratti e il recupero deciso per la Tintoretto».
Ora Sel chiede più coinvolgimento delle forze di coalizione: «Sulla revisione del Pgt, arricchito nei primi mesi di amministrazione con forti contenuti ambientalisti, notiamo un rallentamento, mentre procedono le operazioni per la realizzazione di 3 nuovi centri commerciali e gli interventi legati al polo logistico Italgross a Buffalora - continua Bravi Mori-. Qui le manovre in corso stanno mettendo a dura prova il Parco delle Cave, per il quale non è partito alcun progetto partecipato». Più in generale, sulla gestione della città «ci sembra tempo di rivedere il regolamento di polizia urbana consegnato dall'ex vicesindaco Rolfi, come l'ordinanza che vieta i pic nic nei parchi, inaccettabile in una Brescia che vuole tornare a essere ospitale e amica dei suoi abitanti» ha aggiunto Bravi Mori. 
Infine il Bigio: «Le commissioni tecniche vanno bene, ma la filologia non può imporre ai bresciani una statua celebrativa dell'era fascista». Poi il capitolo diritti: «Ripresentiamo le firme per il riconoscimento delle famiglie su base affettiva - ricorda Andrea Grasso -, una questione da affrontare seriamente».