giovedì 18 gennaio 2018

Acqua pubblica: «Le firme raccolte non sono andate perdute»

Borgosatollo - raccolta firme acqua pubblica
dal MontichiariWeek
di venerdì 12 gennaio 2017 (pag. 29)

articolo di Alessia Gessa

REFERENDUM Il Consiglio provinciale ha deliberato in favore della fattibilità. del referendum. Soddisfatto Andrea Grasso di «Sinistra per Borgosatollo».

«Le firme raccolte a Borgosatollo non sono andate perdute» ha commentato Andrea Grasso del gruppo politico «Sinistra per Borgosatollo». Proprio poche settimane fa il Consiglio provinciale ha deliberato, non senza alcune polemiche, che il referendum sull’acqua si farà, con 9 voti favorevoli e 5 astenuti (Lega e Forza Italia). In una domenica compresa tra il 30 aprile e il 30 giugno il presidente della Provincia indirà il referendum con apposito decreto e la popolazione bresciana sarà chiamata a decidere riguardo la gestione del servizio idrico: in particolar modo se questa dovrà essere affidata ad una società «mista» quindi a maggioranza pubblica con una piccola partecipazione privata (come deliberato inizialmente dal Consiglio Provinciale) oppure se dovrà restare completamente in mano pubblica, così come scelto dai cittadini con il referendum del 2011. «In consiglio si è molto parlato della spesa che si dovrà affrontare: mancando risorse, il necessario impegno di spesa potrà essere effettuato solo all’avvenuta approvazione del bilancio di previsione 2018. Ma condivido a pieno quanto sottolineato dal consigliere provinciale Marco Apostoli della lista «Provincia bene comune» e cioè che quando c’è in ballo un diritto dei cittadini e la libertà di espressione non ci sono soldi sprecati. Si tratta di una decisione di primaria importanza che riguarda la vita dell’intera Provincia». 

Il quesito presentato dal «Comitato referendario Acqua Pubblica» è chiaro e mira a ristabilire la volontà popolare che si era già espressa in favore dell’acqua pubblica: «Volete voi che il gestore unico del Servizio idrico Integrato per il territorio provinciale di Brescia rimanga integralmente in mano pubblica, senza mai concedere la possibilità di partecipazione da parte di soggetti privati?»
Nel 2011 per il referendum abrogativo sono stati spesi circa un milione e 800 mila euro. 

«A Borgosatollo nel settembre 2016 abbiamo raccolto 50 firme - ha concluso Grasso - un numero non indifferente se rapportato alle 500 raccolte su tutto il territorio provinciale dal Comitato di riferimento, senza togliere che ben 50 consigli comunali hanno deliberato a favore di questo referendum».

mercoledì 27 dicembre 2017

Gilberto Caldarozzi: da condannato in via definitiva per falso in seguito ai fatti del G8 di Genova ai vertici dell'antimafia

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Nonostante l’attuale legislatura volga al termine, il Governo Gentiloni e in particolare il Ministro dell’Interno Minniti riescono a produrre leggi e nomine inique fino alla fine.
Nei titoli di coda, infatti, Minniti ha nominato Gilberto Caldarozzi Vice direttore tecnico operativo della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), la forza investigativa ideata da Giovanni Falcone per combattere la mafia.

Chi è Gilberto Caldarozzi? Caldarozzi fu condannato in via definitiva a 3 anni e 8 mesi per aver prodotto prove false servite a coprire le violenze della Polizia nella notte della "macelleria messicana" alla scuola Diaz durante il G8 di Genova.
Parafrasando i mafiosi potremmo definirlo un infame dello Stato Italiano. A scriverlo, in maniera non mafiosa, sono i giudici della Cassazione che su Caldarozzi e gli altri poliziotti imputati si espresse così: «Hanno gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero».

Per la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, invece, Caldarozzi è uno dei responsabili degli avvenimenti della notte del 2001 e delle successive azioni dei massimi esponenti dello Stato. Episodi per i quali il nostro Paese ha ricevuto due condanne per violazione alle norme sulla tortura.

I cinque anni d’interdizione dai pubblici uffici sono ormai finiti per l’ex capo dello Sco, la Sezione criminalità organizzata, e ora ecco il ritorno. Di scena, però, non è mai uscito realmente perché, come racconta Marco Preve su Repubblica, in questi anni Caldarozzi ha ricoperto diversi incarichi di non poco conto: prima come consulente della sicurezza per le banche e poi come consulente per Finmeccanica alla cui guida c’è l’ex capo della Polizia Giani De Gennaro, un altro colpevole della Diaz.

Anche Enrico Zucca, il pm del processo Diaz, ha espresso le sue criticità sulla nomina diretta di Caldarozzi a Vice dell’Antimafia voluta dal Ministro Minniti: «L’ultimo dei rientri che si fa fatica a conciliare con quanto espresso nei confronti del condannato in sede di giudizio di Cassazione è quello che riguarda l’attuale vicecapo della Dia, che vanta nel curriculum il “trascurabile” episodio della scuola Diaz».

Insomma, una nomina impossibile da spiegare a chi ha subito quei fatti, ma che apre anche tanti interrogativi sull’operato che Caldarozzi andrà a svolgere: «Quanto potrà essere affidabile una persona colpevole e condannata per aver prodotto false prove a difesa di torturatori? E quali garanzie fornirà allo Stato Italiano nella lotta alla criminalità organizzata?».

Felice anno nuovo.
Firmato: Minniti

domenica 24 dicembre 2017

Banca Valsabbina augura un buon natale. Ma gli auguri non ripuliscono la coscienza dal business delle armi

Dal 2015 al 2016, il valore delle transazioni bancarie legate all’export definitivo di armamenti è passato da 4 miliardi a 7,2 miliardi del 2016 (+80%), frutto di 14.134 segnalazioni, rispetto alle 12.456 dell’anno precedente. Un boom ancora più evidente confrontando i dati del 2014: +179% per un totale di 2,5 miliardi di euro, nel 2014.

La banca con il valore maggiore di transazioni è Unicredit, ma l’exploit è della brescianissima Banca Valsabbina con sede a Vestone. Dal 2015 al 2016 le transazioni armate della banca nostrana sono cresciute del 763,8% passando da 42,7 milioni di euro a 369 milioni.

Cifre impressionanti che la Banca Valsabbina ha raggiunto grazie ai rapporti con la R.W.M. Italia. La R.W.M. Italia ha sede a Ghedi ed è un’azienda controllata dal colosso tedesco delle armi Rheimetall. Presso lo stabilimento di Ghedi, la R.W.M. Italia produce le bombe MK 80: ordigni che sono venduti all’Arabia Saudita e impiegati dall’aeronautica militare in operazioni militari e bombardamenti che hanno devastato diversi centri abitati in Yemen.
Bombardamenti espressamente vietati dalle convenzioni internazionali e che per molti rappresentano veri e propri crimini di guerra.

Ecco, forse prima di augurare buone feste, cara Banca Valsabbina, sarebbe meglio rivedere la politica aziendale. Un augurio di serenità in più non salverà nessuno nel mondo e nemmeno basterà a ripulire la coscienza sporca di chi si rende complice dello sterminio di vite innocenti.

domenica 26 novembre 2017

Femminicidio: parliamone, ma non solo il 25 novembre

890. La domanda non è cosa significhi questo numero, ma chi siano? Sono le donne uccise in Italia dal 2012 ai primi dieci mesi del 2017. 890 donne, 890 nomi, 890 storie. In molti casi storie che dovevano essere ancora vissute, ma non è stato possibile perché uomini che le "amavano" hanno deciso che dovevano essere cosa loro. Sono le storie ed erano le vite di Alba Chiara Baroni, 22 anni, ucciso a Tenno (Trento) con quattro colpi di pistola dal fidanzato, o di Nadia Orlando, 21 anni, uccisa strangolata a Palmanova (Udine).

L'aver citato solo due nomi non da giustizia a tutte le altre donne che hanno subito gli stessi orrori, così sarebbe bello, e giusto, prendersi l'impegno di mettersi in prima fila affinché fatti simili non avvengano più. 
Partendo da dove? Per prima cosa ponendo l’attenzione sulla politica chiedendo perché la nuova legge sulla riforma penale abbia depenalizzato il reato di stalking prevedendo l’estinzione del reato a fronte del pagamento di una “multa”. Oppure chiedendo sempre alla politica quanto tempo debba ancora passare prima di istituire nelle scuole un’ora fondamentale dedicata all’educazione sentimentale come scritto nella convenzione di Istanbul e ratificata dal Parlamento italiano. Una proposta di legge già presentata nel 2013 dalla parlamentare Celeste Costantino, ma della quale non se n’è fatto nulla.

Infine si potrebbero fare anche ancora due cose, senza chiedere conto alla politica: partire da noi stessi e iniziare a considerare il femminicidio un problema che le donne subiscono fisicamente ma che a livello mentale è da affrontare negli uomini. Un problema relegato alle donne con qualche umile sorriso compassionevole maschile, ma mai che un uomo sia portavoce di una proposta.
E per finire, la seconda cosa che noi tutti potremmo fare, è ricordarci del problema non solo il 25 novembre ma tutto l’anno, come questo post volutamente pubblicato un giorno dopo.