domenica 26 novembre 2017

Femminicidio: parliamone, ma non solo il 25 novembre

890. La domanda non è cosa significhi questo numero, ma chi siano? Sono le donne uccise in Italia dal 2012 ai primi dieci mesi del 2017. 890 donne, 890 nomi, 890 storie. In molti casi storie che dovevano essere ancora vissute, ma non è stato possibile perché uomini che le "amavano" hanno deciso che dovevano essere cosa loro. Sono le storie ed erano le vite di Alba Chiara Baroni, 22 anni, ucciso a Tenno (Trento) con quattro colpi di pistola dal fidanzato, o di Nadia Orlando, 21 anni, uccisa strangolata a Palmanova (Udine).

L'aver citato solo due nomi non da giustizia a tutte le altre donne che hanno subito gli stessi orrori, così sarebbe bello, e giusto, prendersi l'impegno di mettersi in prima fila affinché fatti simili non avvengano più. 
Partendo da dove? Per prima cosa ponendo l’attenzione sulla politica chiedendo perché la nuova legge sulla riforma penale abbia depenalizzato il reato di stalking prevedendo l’estinzione del reato a fronte del pagamento di una “multa”. Oppure chiedendo sempre alla politica quanto tempo debba ancora passare prima di istituire nelle scuole un’ora fondamentale dedicata all’educazione sentimentale come scritto nella convenzione di Istanbul e ratificata dal Parlamento italiano. Una proposta di legge già presentata nel 2013 dalla parlamentare Celeste Costantino, ma della quale non se n’è fatto nulla.

Infine si potrebbero fare anche ancora due cose, senza chiedere conto alla politica: partire da noi stessi e iniziare a considerare il femminicidio un problema che le donne subiscono fisicamente ma che a livello mentale è da affrontare negli uomini. Un problema relegato alle donne con qualche umile sorriso compassionevole maschile, ma mai che un uomo sia portavoce di una proposta.
E per finire, la seconda cosa che noi tutti potremmo fare, è ricordarci del problema non solo il 25 novembre ma tutto l’anno, come questo post volutamente pubblicato un giorno dopo.