martedì 25 febbraio 2014

La Res Roma Calcio Femminile da un calcio all’omofobia

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La Res Roma Femminile ha aderito alla campagna di sensibilizzazione contro l'omofobia indossando dei lacci color arcobaleno nel corso dell'ultima partita. 

Sabato 22 febbraio la Res Roma Femminile ha deciso di scendere in campo contro il Pordenone con un tocco di colore in più e non l'ha fatto per una trovata pubblicitaria di qualche sponsor ma per sensibilizzazione contro l'omofobia.
Qualche giorno fa, infatti, il colosso irlandese delle scommesse Paddy Power, ha lanciato un'importante campagna per combattere le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. L'iniziativa è stata chiamata: "Diamo un calcio all'omofobia - Chi allaccia ci mette la faccia" ed è stata realizzata con le associazioni ArciLesbica, ArciGay e con la collaborazione della "Fondazione Candido Cannavò per lo Sport". L'obiettivo è rendere il mondo dello sport accogliente e positivo affinché gay e lesbiche possano liberamente esprimere la propria identità. Alessandro Allara, Direttore della Comunicazione di Paddy Power Italia, spiega così perché sono stati scelti dei lacci color arcobaleno come simbolo della campagna: "Le grandi battaglie umanitarie hanno scelto, spesso, simboli semplici come una sciarpa, una coccarda, un fiocco per attivare le coscienze e spingere all’azione. Abbiamo scelto proprio per questo un gesto egualmente semplice per combattere l’omolesbotransfobia. Un gesto di tutti i giorni che ruba pochi istanti alla frenesia della quotidianità: allacciarsi le scarpe". Alcuni campioni dello sport, tra i quali Davide Moscardelli (attaccante del Bologna), Gianmarco Pozzecco (ex campione di Basket e ora allenatore) e Andrea Iannone (campione di motociclismo), hanno già aderito all'iniziativa e da sabato, anche tutte le ragazze giallorosse della Res Roma Femminile hanno dato un calcio all'omofobia. A oggi, le adesioni erano state solo di singoli giocatori e non di gruppo ed è per questo motivo che ritengo il gesto della squadra capitolina davvero bello e significativo. Le battaglie civili e sociali per eliminare ogni tipo di discriminazione saranno ancora tante e difficili ma se all'impegno dei singoli si unirà la volontà dei tanti, allora sarà tutto più facile e sconfiggere i pregiudizi non sarà più impossibile.

domenica 23 febbraio 2014

A quasi 40 anni di distanza, si riapre il processo per la Strage di Piazza della Loggia


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La Cassazione ha stabilito che dovrà tenersi un nuovo processo a carico di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Rigettati, invece, i ricorsi nei confronti di Francesco Delfino e Delfo Zorzi.

La Cassazione ha riaperto la vicenda della Strage di Piazza della Loggia ribaltando quanto deciso due anni fa dalla Corte d'Assise d'appello di Brescia. Nell'aprile del 2012, infatti, i principali imputati della Strage furono assolti con formula dubitativa dai giudici della sezione di Brescia. Una sentenza beffarda che chiuse di fatto il processo consegnando quella tragica mattina del 28 maggio 1974 alla storia e come se non bastasse, oltre all'assoluzione, le parti civili furono anche condannate a pagare le spese processuali. Numerose inchieste e sentenze nell'arco di quasi quarant'anni non avevano ancora reso giustizia ai famigliari delle vittime e a tutta la città di Brescia, fino alla sentenza emessa venerdì 21 febbraio dalla Corte di Cassazione. La Cassazione, infatti, ha stabilito che le responsabilità di due degli imputati, Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi, dovranno essere accertate da un nuovo processo. Sono stati rigettati, invece, i ricorsi nei confronti di Francesco Delfino e Delfo Zorzi. 
Il Procuratore Generale della Cassazione, Vito D'Ambrosio, dopo la sentenza d'assoluzione del 2012, aveva chiesto l'annullamento della sentenza dichiarando di voler ricorrere alla Cassazione: "Verrebbe meno la mia coscienza di cittadino se non chiedessi alla Corte di colmare, con gli strumenti che ha a disposizione, le lacune di una sentenza che non può essere accettata". Vito D'Ambrosio ha sempre ben espresso la sua posizione sugli imputati. Secondo il Procuratore Generale non ci sono dubbi: Carlo Maria Maggi, medico veneziano che all'epoca della Strage era a capo dell'organizzazione fascista "Ordine Nuovo" nel Veneto, fu l'ideatore e il mandante della strage di Piazza della Loggia, Maurizio Tramonte, uomo vicino al Sid, è stato un informatore dei Servizi Segreti, Daniele Zorzi è colui che ha procurato l'ordigno, e infine Francesco Delfino, all'epoca dei fatti era comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Brescia, sapeva della strage imminente e l'ha assecondata.
La sentenza emessa dalla Cassazione ha annullato anche la condanna di pagamento delle spese processuali ai danni delle parti civili. 
Al termine della sentenza i parenti delle vittime sono soddisfatti e nonostante la vicenda duri ormai da moltissimi anni, possono tornare a sperare che la verità emerga una volta per tutte. 
Adesso non resta che attendere le motivazioni della Corte di Cassazione e il nuovo processo a carico di Maggi e Tramonte. A distanza di quarant'anni, una delle pagine più brutte della Repubblica Italiana resta ancora senza risposte ma stavolta si può tornare a credere nella giustizia. 

sabato 15 febbraio 2014

Italia-Repubblica Ceca. Un'esperienza davvero emozionante

Sin da piccolo ho sempre desiderato vedere dal vivo una competizione sportiva della nazionale italiana, una gara qualsiasi indipendentemente dalla disciplina sportiva, ma comunque una partita dell'Italia. Seguendo con passione il calcio mi sarebbe piaciuto vedere una partita degli azzurri. Sarebbe andata bene anche un amichevole. Ho sempre avuto questo desiderio perché le sfide tra le varie rappresentative nazionali non avvengono spesso come invece accade per i club e anche perché quando gioca la nazionale, ci sono meno divisioni culturali e sociali e si sta tutti insieme, tifando e soffrendo per la stessa squadra. Come spesso capita, l'occasione ideale accade quando meno te la aspetti e così è stato per la mia prima gara della nazionale italiana, una partita ufficiale di calcio tra l'altro. La sfida che ho avuto il piacere di vedere è stata giocata giovedì 13 febbraio. Questa settimana, però, si sono svolte le semifinali di ritorno di Coppa Italia e la nazionale maggiore non ha avuto alcun impegno, verrebbe da dire. Vero, il calcio maschile era impegnato con le normali competizioni di club ma il calcio femminile, invece, era alle prese con le qualificazioni ai mondiali di Canada 2015. Giovedì alle 15 a Novara presso lo Stadio "S. Piola", infatti, si è svolta la partita Italia-Repubblica Ceca di calcio femminile, ultima partita del girone di andata.
La partita ha avuto un'attenzione quasi nulla da parte dei media e nemmeno il roboante risultato ottenuto dalle azzurre, 6 a 1 a termine di una prestazione di squadra notevole, ha fatto crescere l'attenzione della stampa. Davvero un peccato perché, al di la del risultato, la partita è stata davvero bella e ben giocata. 
Non sono un esperto di calcio femminile e tra l'altro lo seguo anche da poco tempo, eppure mi ha già colpito ed entusiasmato a tal punto che sto provando minor interesse per quello maschile. Durante le partite di calcio femminile si respira vera aria di sport, competizione pura, sano agonismo e soprattutto lealtà sportiva, valori che purtroppo ne calcio maschile non esistono quasi più, a partire già dai settori giovanili provinciali dove molti allenatori insegnano ai ragazzi come "fregare" l'arbitro per procurarsi un calcio di rigore o come far perdere più tempo possibile fingendo dei piccoli dolori. Nelle poche gare che ho visto, non ho mai notato nulla di tutto ciò ma solo ed esclusivamente sport. Fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di appassionarmi così tanto a questo sport. Oggi, invece, sono contento di averlo conosciuto e sono molto felice che la mia prima partita dal vivo della nazionale sia stata proprio una partita di calcio femminile. 
Dopo la partita con la Repubblica Ceca le ragazze sono rientrate nelle rispettive squadre per riprendere gli impegni con i loro club perché già sabato saranno in campo per il campionato. La nazionale femminile tornerà in campo tra poco più di un mese, precisamente sabato 5 aprile a Vicenza contro la Spagna. Sarà una partita fondamentale che potrebbe decidere le sorti del girone perché in questo momento le azzurre sono seconde a tre punti di distanza proprio dalle spagnole e vista l'importanza della sfida, sarebbe bello se ci fosse maggiore visibilità mediatica.
Di seguito, se volete, potete vedere il filmato dell'inno nazionale italiano e il saluto di fine partita che le azzurre hanno fatto al pubblico di Novara:


In attesa della prossima partita della nazionale femminile… forza azzurre!!