sabato 22 agosto 2015

Funerali di Vittorio Casamonica: ma i mafiosi non erano statiscomunicati?

S'è svolto giovedì 20 agosto il funerale di Vittorio Casamonica, boss dell'omonimo clan che opera a Roma dagli anni '70 e ne controlla la zona Anagnina e Tuscolano dai primi anni '90. Racket, usura, estorsioni e traffico di droga le attività predilette. Tutti a Roma sapevano dei Casamonica ma non il prete della Chiesa Don Bosco dove è stato celebrato il funerale.

Giovedì non si è trattato soltanto di una funzione funebre ma di una vera e propria ostentazione del potere mafioso del clan Casamonica, un messaggio chiaro e inequivocabile per ribadire: "Qui comandiamo noi".
Carrozza trainata da cavalli neri, auto di lusso, colonna sonora del padrino, lancio in volo di petali di rosa da un elicottero e manifesti appesi all'entrata della chiesa riportanti le scritte "Re di Roma" e "Hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso".
Scene da film ma purtroppo vere che hanno fatto il giro di tutto il mondo dando l'immagine di uno Stato affossato e impotente.

Il parroco della Chiesa dice che sarebbe disposto a celebrare nuovamente il funerale in quanto non spetta a lui decidere di fare o non fare un rito funebre. 
Eppure ci sono almeno due aspetti che stonano con le parole del parroco: la Chiesa Don Bosco, infatti, è la stessa che nel 2006 negò il funerale cattolico a Piergiorgio Welby, reo di aver scelto di morire ed eretto a simbolo dell'eutanasia. Per Welby il funerale fu negato  con le seguenti parole del parroco di allora: "Welby con i suoi gesti si è messo in contrasto con la dottrina cattolica". Parole ben diverse, invece, quelle usate dall'attuale prete nei confronti del boss Vittoria Casamonica: "Cristo aspetta a braccia aperte questo nostro fratello". Ed è qui che nasce la seconda contraddizione: ma gli appartenenti alla criminalità organizzata non erano stati scomunicati da Papa Francesco?
Nella messa di Sibari, davanti a duecentomila persone, per la prima volta nella storia un pontefice pronunciò la scomunica per coloro che appartengono alla criminalità organizzata: "I mafiosi - disse il Papa - non sono in comunione con Dio: sono scomunicati".
Allora perché celebrare il funerale di un noto boss di Roma già conosciuto da anni alla cittadinanza e alle forze dell'ordine?

Purtroppo la Chiesa s'e dimostrata impotente o accondiscendente al potere mafioso.
Certo, non tutti i parroci sono così, basti ricordare Padre Pino Puglisi o Don Peppe Diana, ma è innegabile che la Chiesa abbia mostrato ancora una volta le sue contraddizioni sul tema della mafia.

Per quanto riguarda le responsabilità istituzionali, mi auguro che venga fatta luce sulla vicenda al più presto affinché episodi simili non accadano più. Non è tollerabile assistere a manifestazioni del potere mafioso. La mafia va combattuta a tutti i livelli, a partire da quello culturale.

giovedì 13 agosto 2015

Lettera ad un giovane rivoluzionario

‘Il rivoluzionario crede nell’uomo, negli esseri umani. Chi non crede nell’essere umano non è un rivoluzionario’
Non smettere mai di credere nell’uomo, anche e soprattutto quando è più difficile. Non smettere mai di schierarti dalla parte degli ultimi, dei vinti, dei deboli. Te li presenteranno come il nemico da combattere. Da loro, vorranno dividerti. Loro non hanno voce. Sono in grado solo di sussurrare. Sussurra con loro, e avrete la forza del vento.
Non smettere mai di credere in una società più giusta. Perché i drogati, le prostitute e tutti gli invisibilidella nostra società, ‘anche se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo’. Non giudicare, ma non giustificare nemmeno a prescindere. Accogli i tuoi fratelli, la cui povertà rende meno giusto il nostro benessere. Ti diranno che sei un buonista e un ipocrita. Tu rispondi che è questo il mondo che vuoi cambiare, quello in cui l’odio è la normalità e la solidarietà è considerata buonismo.
Non smettere mai di indignarti di fronte alle ingiustizie. Di fronte a un imprenditore che guadagna mille volte di più di un operaio. Di fronte a una politica che apre la scuola pubblica ai privati, che tace quando vengono cancellati i diritti dei lavoratori o quando un’azienda, che è stata aiutata dallo Stato, sposta la sua sede fiscale all’estero.  Di fronte alla distruzione dello stato sociale. Di fronte a orari di lavoro massacranti, un ricatto che i lavoratori sono costretti ad accettare per poter mettere un piatto a tavola tutti i giorni. Indìgnati, quando ti diranno che tutto questo ‘lo richiede il mercato’. Perché il mercato l’abbiamo creato noi, e noi possiamo cambiarlo. Perché varrà sempre di più la vita di un uomo che un indice di borsa.
Non smettere mai di credere nei tuoi ideali. Non tradirli, sono la cosa più intima che hai. Proteggili, cercheranno di farti credere che sono sbagliati. Non cambiarli secondo le necessità. Essi sono i guardrail della tua strada. Nella vita sbanderai, ma loro sono li, a ricordarti cosa, per te, è giusto. A insegnarti, ogni volta di più, a non sbandare e a camminare dritto.
Non smettere mai di appendere il poster di Che Guevara o del Quarto Stato in camera tua. Ma solo se sai cosa rappresentano. Il mondo non si cambia in un giorno. Ma tu, in un giorno, puoi cambiare il tuo mondo e quello delle persone accanto a te. Cercheranno sempre di farti credere che non puoi fare niente, che è cosi che vanno le cose. Tu esci tra la gente, e, quelle ‘cose’, inizia a cambiarle. Nel tuo piccolo. Nella tua città o nel tuo paese. Che si tratti di affiggere un manifesto di protesta o ascoltare i problemi di un quartiere in difficoltà. Liberati dalle catene che questa società cerca di mettere ai tuoi pensieri. Da qui, parte la vera rivoluzione.
‘Dicono che noi rivoluzionari siamo romantici’. È vero. Guarda in alto. Lo stiamo facendo in tanti in questo momento. Non sei solo.

giovedì 6 agosto 2015

In ricordo di Gaetano Costa, Antonino Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, uccisi da cosa nostra

Un solo giorno, il 6 agosto, due anni diversi, il 1980 prima e il 1985 poi. Sono le date in cui vennero uccisi tre uomini dello Stato impegnati nella difficile lotta contro cosa nostra.
Gaetano Costa, ucciso a Palermo nel 1980, era Procuratore Capo di Palermo. Un killer in moto gli sparò tre colpi di pistola mentre sfogliava dei libri in una bancarelle in Via Cavour, a pochi passi da casa sua. La causa di quella spietata esecuzione, il fatto che egli avesse firmato personalmente dei mandati di cattura nei confronti del boss Rosario Spatola ed alcuni dei suoi uomini che altri suoi colleghi si erano rifiutati di firmare. Il delitto venne ordinato dal clan mafioso capeggiato da Salvatore Inzerillo.

Antonino, detto Ninni, Cassarà e Roberto Antiochia furono uccisi, invece, 5 anni più tardi nel 1985, sempre il 6 agosto.
Ninni Cassarà era Commissario di Polizia e Vice Questore di Palermo, nonché uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone. É anche grazie alle importanti indagini di Cassarà che venne istituito il primo maxi-processo contro cosa nostra.
Roberto Antiochio, invece, era un agente della Polizia di Stato addetto alla scorta di Cassarà.
I due furono uccisi proprio a ridosso del portone di casa del commissario Cassarà. Ad aspettarli, un plotone di 9 uomini armati di fucili AK-47. Non appena scesi dall'auto vennero raggiunti dai colpi di fucile. Nella sparatoria rimase illeso Natale Mondo, l'altro agente di scorta che però venne anch'esso ucciso, sempre da cosa nostra, nel 1988.

Al loro impegno, alla loro passione, al loro sacrifico e al loro esempio, dedico questo post.

martedì 4 agosto 2015

É arrivato il momento di tornare a indignarci. Voglio dire che la mafia è una montagna di merda

É arrivato il momento di tornare a indignarci, non possiamo più dire: "Eh ma sai... l'Italia è il paese di Pulcinella, le cose accadono". No! Questo atteggiamento e questo pensiero a me, personalmente, non stanno più bene. Io voglio tornare a indignarmi, voglio tornare a dire come diceva Peppino Impastato che la mafia è una montagna di merda! Dobbiamo poterlo dire, dobbiamo urlarlo! Perché la mafia è questo. L'unica strada per combattere le mafie è la denuncia, non c'è altra via di scampo. La denuncia è un atto molto forte ma l'unica cosa da fare. Se siedi a tavola una volta con la 'ndrangheta, poi da questo tavolo non ti alzi più, se non quando ti hanno lasciato in mutande.
Giovanni Falcone diceva che la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni naturali ha un inizio e una fine. Oggi non so dire quando questo fenomeno potrà terminare  ma se ognuno di noi diventa una sentinella di legalità nel proprio territorio, allora le cose possono cambiare.

Qui il video dell'intervento: