domenica 23 febbraio 2014

A quasi 40 anni di distanza, si riapre il processo per la Strage di Piazza della Loggia


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La Cassazione ha stabilito che dovrà tenersi un nuovo processo a carico di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Rigettati, invece, i ricorsi nei confronti di Francesco Delfino e Delfo Zorzi.

La Cassazione ha riaperto la vicenda della Strage di Piazza della Loggia ribaltando quanto deciso due anni fa dalla Corte d'Assise d'appello di Brescia. Nell'aprile del 2012, infatti, i principali imputati della Strage furono assolti con formula dubitativa dai giudici della sezione di Brescia. Una sentenza beffarda che chiuse di fatto il processo consegnando quella tragica mattina del 28 maggio 1974 alla storia e come se non bastasse, oltre all'assoluzione, le parti civili furono anche condannate a pagare le spese processuali. Numerose inchieste e sentenze nell'arco di quasi quarant'anni non avevano ancora reso giustizia ai famigliari delle vittime e a tutta la città di Brescia, fino alla sentenza emessa venerdì 21 febbraio dalla Corte di Cassazione. La Cassazione, infatti, ha stabilito che le responsabilità di due degli imputati, Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi, dovranno essere accertate da un nuovo processo. Sono stati rigettati, invece, i ricorsi nei confronti di Francesco Delfino e Delfo Zorzi. 
Il Procuratore Generale della Cassazione, Vito D'Ambrosio, dopo la sentenza d'assoluzione del 2012, aveva chiesto l'annullamento della sentenza dichiarando di voler ricorrere alla Cassazione: "Verrebbe meno la mia coscienza di cittadino se non chiedessi alla Corte di colmare, con gli strumenti che ha a disposizione, le lacune di una sentenza che non può essere accettata". Vito D'Ambrosio ha sempre ben espresso la sua posizione sugli imputati. Secondo il Procuratore Generale non ci sono dubbi: Carlo Maria Maggi, medico veneziano che all'epoca della Strage era a capo dell'organizzazione fascista "Ordine Nuovo" nel Veneto, fu l'ideatore e il mandante della strage di Piazza della Loggia, Maurizio Tramonte, uomo vicino al Sid, è stato un informatore dei Servizi Segreti, Daniele Zorzi è colui che ha procurato l'ordigno, e infine Francesco Delfino, all'epoca dei fatti era comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Brescia, sapeva della strage imminente e l'ha assecondata.
La sentenza emessa dalla Cassazione ha annullato anche la condanna di pagamento delle spese processuali ai danni delle parti civili. 
Al termine della sentenza i parenti delle vittime sono soddisfatti e nonostante la vicenda duri ormai da moltissimi anni, possono tornare a sperare che la verità emerga una volta per tutte. 
Adesso non resta che attendere le motivazioni della Corte di Cassazione e il nuovo processo a carico di Maggi e Tramonte. A distanza di quarant'anni, una delle pagine più brutte della Repubblica Italiana resta ancora senza risposte ma stavolta si può tornare a credere nella giustizia.