sabato 15 aprile 2017

Oggi più che mai, "Restiamo umani"

Andrea Grasso: restiamo umani
Venti di guerra soffiano sempre più forti, spinti da pazzi egocentrici e megalomani. Trump, Assad, Putin, Kim Jong Un, Netanyahu, apparentemente diversi fra loro, ma accomunati dagli stessi deliri di onnipotenza.

Solo il conflitto siriano conta quasi mezzo milione di vittime. Il Syrian Centre for Policy Research (SCPR) ne ha stimate 470mila. Circa 400mila persone sono state vittime dirette delle violenze della guerra, gli altri 70mila per le conseguenze indirette come la mancanza di adeguate cure sanitarie, medicine, soprattutto per le malattie croniche, la mancanza di cibo, di acqua pulita, pessime condizioni igieniche e abitative.
Numeri impressionanti e impossibili da contare perfino per l'Alto commissario Onu per i diritti umani che si occupa delle cifre delle vittime ha smesso di contare da metà 2014 proprio per la difficoltà di verificare e per la poca fiducia nelle fonti in Siria.

Ma tutto questo non basta, come non è servita la storia a insegnarci che le guerre portano solo distruzione, sofferenza e povertà. Così come non sembra essere servito l'impegno di tante persone che si sono schierate, e molte lo stanno facendo ancora, in difesa degli oppressi e contro gli oppressori.

Il 15 aprile 2011 veniva ucciso strangolato un "combattente" di pace, Vittorio Arrigoni. Reporter e scrittore, si era trasferito nel 2008 in Palestina, a Gaza, da dove raccontava le condizionino di vita degli abitanti e le barbarie commesse dai militari israeliani. Vittorio, per via del suo impegno, ricevette la cittadinanza onoraria palestinese, ma gli stessi onori non li vantava nei confronti del Governo Israeliano che lo considerava un pericolo già dal 2005 quando lo inserì nella lista nera delle persone sgradite.
La sera del 14 aprile 2011 è rapito da un gruppo terrorista dichiaratosi afferente all'area jihādista salafiti. In cambio della sua liberazione fu chiesta la scarcerazione del leader jihādista Hisham al-Saedni e di alcuni militanti detenuti nelle carceri palestinesi, ma non servì a nulla perché il giorno successivo il corpo di Arrigoni fu ritrovato senza vita nel corso di un blitz a Gaza.

Lo scrittore Moni Ovadia lo ricorda come "un essere umano che conosceva il significato di questa parola". Sì perché Vittorio credeva nell'umanità e la praticava ogni giorno contro le ingiustizie. E lo scrisse anche in un libro "Gaza Restiamo umani", una raccolta dei propri reportage da Gaza che dovrebbe essere insegnato e raccontato d'obbligo nelle scuole.

E allora, in questo momento schizofrenico dove secondo i diversi attentati decidiamo di sentirci qualcun altro per poche ore colorando i nostri profili con bandiere diverse, facciamo uno sforzo in più. Prendiamoci un impegno quotidiano da praticare sempre e ovunque: "Restiamo umani".