sabato 21 giugno 2014

Emergenza lavoro: servono nuovi posti, non 80 euro


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Il numero di disoccupati è in aumento mentre il tasso dell'occupazione raggiunge il 40,2%. Occorre rivedere il mercato del lavoro per far fronte alla crisi


I numeri riportati nel rapporto annuale 2014 dell’Istat sono sconvolgenti ed evidenziano un quadro occupazionale disastroso.
Dall’inizio della crisi il numero di disoccupati in Italia è raddoppiato (3 milioni 113 mila unità nel 2013) e in quasi sette casi su dieci l`incremento è dovuto a quanti hanno perso il lavoro, con l`incidenza di ex-occupati che arriva al 53,5%.
Il tasso di occupazione scende al 55,6% nel 2013, rispetto al 58,7% del 2008. Nelle regioni del Mezzogiorno il tasso di occupazione scende al 42%, a fronte del 64,2% delle regioni settentrionali e del 59,9% di quelle del Centro. In totale l’occupazione é diminuita di 478 mila unità mentre il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere fino al 12,2%.
I giovani sono i più colpiti dalla crisi: i 15-34enni occupati diminuiscono, fra il 2008 e il 2013, di 1 milione 803 mila unità. In calo anche il tasso di occupazione che scende dal 50,4% del 2008 all`attuale 40,2%, mentre cresce la percentuale di disoccupati, da 6,7% a 12%.
La diminuzione dell’occupazione ha riguardato in particolare i contratti a termine (-6,1%). Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) é cresciuto fortemente nell’anno toccando il 40% e l’incidenza della disoccupazione di lunga durata (la quota di disoccupati in cerca di lavoro da più di un anno) é salita al 56,4%.
I numeri sono davvero preoccupanti ed è su questi dati che il Governo dovrebbe lavorare e impegnarsi per dare delle risposte serie a milioni di famiglie sempre più in difficoltà a causa della crisi. I tanto sbandierati 80 euro in più in busta paga sono sicuramente utili ma per poterne usufruire occorre avere un lavoro quindi è necessario un serio ripensamento del mercato del lavoro. Per esempio prendendo in considerazione l’idea del lavorare meno ma lavorare tutti oppure tornare ad abbassare l’età pensionabile favorendo l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani che, come dimostrano le statistiche, sono i più colpiti dalla crisi.