martedì 9 dicembre 2014

Stagione delle riforme: che fine ha fatto la proposta sul reddito minimo garantito?

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Crisi economica, disoccupazione e povertà crescenti impongono un ripensamento delle politiche economiche attuate negli ultimi anni. Una proposta è il reddito minimo garantito ma il Governo preferisce non discuterne

La crisi economica nella quale versa il nostro Paese pare non avere una fine e la strada verso una ripresa rimane ancora incerta. La disoccupazione è al 13,2%, quella giovanile al 43,3% e la forte disparità di reddito tra poveri e ricchi che ha raggiunto il rapporto di 1 a 10, sono dati eloquenti che evidenziano una realtà drammatica alla quale occorre porre subito rimedio.
In questo contesto così difficile, prende sempre più forza la proposta di istituire un reddito minimo garantito per far fronte a quella che è diventata una vera e propria emergenza sociale. 
Proposte serie e presentate in Parlamento esistono così come esistono esempi concreti, seppur in forme diverse tra loro, in tutta Europa a eccezione proprio dell'Italia e della Grecia. 
Anche a livello europeo le indicazioni sono state chiare, sia attraverso una Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del giugno 1992, che una Risoluzione del Parlamento Europeo del 2010, infatti, hanno spinto negli anni per l’implementazione del reddito minimo garantito nei diversi paesi Ue, sottolineando la sua importanza nella lotta contro la povertà.

Anche Sinistra Ecologia Libertà ha presentato una sua proposta di reddito minimo garantito che prevede lo stanziamento di 600 € mensili a tutti i disoccupati o in cerca di prima occupazione e ai precariamente occupati che un reddito inferiore agli 8000 €.
Secondo la proposta di Sel, la durata del reddito è di un anno rinnovabile senza limiti ma che cessa in caso di rifiuto di una proposta di lavoro, congrua alla propria storia professionale, presentata dal centro per l'impiego. 
Il reperimento dei fondi necessari all'istituzione di tale reddito deriverebbe dalla revisione della Cassa integrazione in deroga e da una tassazione alle rendite finanziare.

Le istituzioni europee e gli altri Stati Membri Ue sono favorevoli, il contesto socio-economico lo richiede ma nonostante ciò il Governo Italiano pare essere sordo rispetto a questa necessità.
Perché nella stagione delle riforme tanto sbandierate, non ha trovato spazio anche una riforma sul reddito minimo garantito.