lunedì 10 aprile 2017

Il costo inutile della guerra e il ruolo complice dell'Italia

Andrea Grasso, emergency, guerra, missili, tomahawk,
La guerra costa, ma al tempo stesso la guerra è una macchina di soldi per l'industria bellica che, sostenuta da numerosi Governi, fattura miliardi di dollari ogni anno. Soldi che potrebbero essere investiti diversamente per risolvere gravi problemi del pianeta come l'ambiente, la povertà o la malnutrizione.

Un missile Tomahawk come quelli usati nel raid in Siria costa 1,5 milioni di euro. Solo quelli lanciati nell'ultimo attacco sono stati 59, per un costo totale di 88.500.000 euro.

Cifre impressionanti che diventano raccapriccianti se paragonate ai dati riportati da Emergency secondo i quali il costo medio di un ospedale distrettuale africano (medicina e chirurgia generali, pediatria, ostetricia, attività ambulatoriali e preventive) è intorno ai 400-500.000 euro per anno. Un ospedale distrettuale ugandese, ad esempio, distante circa 100 km dalla capitale Kampala, dotato di 100 posti letto, ha un budget annuale (2009) di 316.516 euro, con i seguenti dati di attività: 11.168 ricoveri, 49.095 visite ambulatoriali, 19.121 vaccinazioni, 2.480 parti, 538 cesarei, 768 interventi chirurgici maggiori.

Con la stessa cifra si potrebbero costruire più di 270 ospedali per salvare vite umane anziché ucciderle.

E ora una doverosa parentesi nazionale. Sì perché l'Italia ripudia la guerra (Art. 11 della Costituzione), ma non disdegna la vendita di armi.

La relazione annuale del Governo sull’export militare italiano 2015 evidenzia un aumento del 200% delle esportazioni di armamenti per un valore complessivo di 7,9 miliardi rispetto ai 2,6 del 2014. E ancor più preoccupante è l'aumento di esportazioni verso i Paesi in guerra che viola la legge 185/1990. Il cliente preferito dal nostro Paese è l'Arabia Saudita che a causa dei bombardamenti continui su ospedali, scuole e città dello Yemen è stata condannata dall'Onu per crimini di guerra. Sull'Arabia Saudita s'è mosso anche il Parlamento Europeo che ha chiesto l'embargo sugli armamenti, ma al nostro Governo non importa, tant'è che il volume di affari verso l’Arabia Saudita è salito a 257 milioni dai 163 del 2014: +58%.