venerdì 7 aprile 2017

Siamo in guerra. Ma per conto di chi? E contro chi?

Andrea Grasso, guerra, Siria, USA
Nella mattinata di martedì 4 aprile la cittadina Khan Shaykhun (città della Siria nord-occidentale appartenente alla provincia di Idlib situata vicino al confine con la Turchia) è stata bombardata con armi chimiche che hanno causato la morte di almeno 74 persone, quasi tutte civili e in maggioranza fra donne e bambini.

L’attacco, iniziato poco dopo le sei di mattina, è stato fatto utilizzando, presumibilmente, armi chimiche contenenti il gas sarin, un tipo di gas nervino che agisce rapidamente ed è molto più letale del cloro, già usato proprio in Siria. Secondo Medici Senza Frontiere, però, pare che le vittime siano state esposte a due sostanze chimiche diverse. Inoltre, dopo qualche ora è seguito un secondo attacco, stavolta con armi convenzionali, che ha colpito i soccorritori delle vittime e gli ospedali che avevano accolto molti feriti.
Le immagini strazianti hanno fatto presto il giro del mondo scatenando l’indignazione generale delle persone e dure reazioni degli Stati uniti e dei maggiori Paesi alleati contro il regime di Assad, ritenuto colpevole dell’attacco.

A distanza di soli tre giorni un nuovo attacco, stavolta da parte degli Stati Uniti e voluto dal Presidente Donald Trump. Sessanta missili lanciati da due portaerei americane di stanza nel Mar Mediterraneo contro la presunta base militare dalla quale sarebbero partite le bombe chimiche.

La guerra è ufficialmente iniziata, anche se, a dire il vero, in Siria la guerra è cominciata 15 marzo 2011. Ma in fondo cosa importa della guerra in Siria? Quel che conta era dare “Una risposta motivata a un crimine di guerra”. Questo è stato il primo commento del Presidente del Consiglio Gentiloni che ha poi sottolineato che gli USA hanno definito l’attacco “Un’azione puntuale e limitata e non come una tappa di escalation militare”. L’augurio, ha concluso Gentiloni, è che l’attacco americano serva a favorire il negoziato con la Siria al fine di trovare una soluzione duratura.
E come non credere tutti a Mister Donald Trump che già nel mese aveva annunciato un incremento del 10% della spesa militare per il 2018?

In questi giorni, nei quali le immagini stanno girando su tutti i canali mediatici, ci sentiamo tutti improvvisamente più umani, come del resto accade dopo ogni tragico evento.
Noi, però, viviamo in Italia e possiamo stare tranquilli perché “L’Italia ripudia la guerra” recita l’articolo 11 della Costituzione difesa non più di qualche mese fa. Non lanceremo alcun missile, perciò non dobbiamo preoccuparci. Al nostro Paese è stato chiesto “solo” il supporto logistico nel Mar Mediterraneo e subito il nostro Governo ha obbedito.

Assad resta comunque un criminale di guerra il cui regime ha già causato troppe vittime, ma stavolta siamo sicuri che l'unico criminale sia lui e non ce ne siano più di uno?