sabato 25 gennaio 2014

Il problema della nuova legge elettorale non sono le preferenze. Il problema è etico e morale


Scritto e pubblicato

Scrivere una legge elettorale con un condannato in via definitiva, nonché interdetto dai pubblici uffici, è fuori da ogni logica democratica ed è un insulto ai cittadini onesti.

Sabato 18 gennaio c'è stato l'incontro "storico", ma che io definisco scabroso, tra il Segretario del Pd Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. I temi che i due leader hanno trattato durante l'incontro sono stati diversi, dalla trasformazione del Senato alla riforma del titolo quinto della Costituzione ma soprattutto hanno discusso della nuova legge elettorale. 
Ed è proprio su quest'ultimo argomento che si è concentrata la massima attenzione mediatica e politica nel corso di tutta la settimana. Editoriali, rubriche, interviste e servizi tv per spiegare, o quantomeno per provarci, in cosa consiste l'intesa raggiunta da Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale che dovrà andare a sostituire quella attuale, meglio conosciuta come "porcellum", che è stata considerata parzialmente incostituzionale dalla Corte di Cassazione, precisamente per la mancanza di preferenze e il premio di maggioranza. 
Tante sono state anche le dichiarazioni e i pareri dei parlamentari e dei maggiori opinionisti esperti di politica, chi favorevole all'intesa e chi contrario, chi vorrebbe le preferenze e chi non le vorrebbe, chi a favore dello sbarramento all'8% (al 4% se in coalizione) e chi le vorrebbe più basse. 
Insomma, per quanto mi riguarda si è discusso di tutto e di niente. Proprio così, di niente. Personalmente credo che il problema da sollevare non si debba cercare tra i tecnicismi di un'idea di legge ma si debba cercare nel valore etico e morale dell'intero colloquio avuto tra Renzi e Berlusconi.
In un solo pomeriggio sono state sovvertite le regole democratiche e il buon senso. Si è discusso di riforma della legge elettorale nella stanza privata di un partito senza che ci fosse mai stato un passaggio ufficiale in Parlamento. Qui nasce la mia prima obiezione: se un argomento così importante viene affrontato in prima battuta in privato e solo successivamente viene discusso nella rispettiva Commissione Parlamentare, mi chiedo: "Ma allora il Parlamento e le sue Commissioni che funzioni hanno? Qual'è il compito dei parlamentari se non discutono nemmeno della futura legge che stabilirà come essere eletti in Parlamento?"
La seconda obiezione, quella più importante, riguarda l'interlocutore di Renzi, vale a dire Silvio Berlusconi. Meno di due mesi fa, il Senato della Repubblica ha approvato la decadenza da Senatore di Silvio Berlusconi, applicando una sentenza di condanna emessa  il primo agosto dalla Cassazione per il processo Mediaset. La sentenza confermata in via definitiva prevede 4 anni di reclusione e una pena accessoria (rideterminata dalla Corte d'Appello di Milan) pari a 2 anni di interdizione dai pubblici uffici. 
L'articolo del Codice Penale che fariferimento all'interdizione è l'art. 28, articolo che Renzi avrà sicuramente letto ma forse è il caso di ricordarglielo:  

L'interdizione dai pubblici uffici [c.p. 19, n. 1] è perpetua o temporanea [c.p. 29, 37, 79; c.p.p. 662].
L'interdizione perpetua dai pubblici uffici, salvo che dalla legge sia altrimenti disposto, priva il condannato:
1. del diritto di elettorato o di eleggibilità in qualsiasi comizio elettorale, e di ogni altro diritto politico;
2. di ogni pubblico ufficio, di ogni incarico non obbligatorio di pubblico servizio, e della qualità ad essi inerente di pubblico ufficiale [c.p. 357] o d'incaricato di pubblico servizio [c.p. 358];

Ecco… dopo la sentenza approvata dalla Cassazione, dopo la decadenza da Senatore e dopo aver letto bene cosa significhi essere interdetto dai pubblici uffici, mi chiedo come sia possibile continuare a ritenere Berlusconi un interlocutore politico e soprattutto come si possa pensare di scrivere una legge elettorale con un condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione. Anche il solo parlare di legge elettorale con un pregiudicato e interdetto dai pubblici uffici che non solo non potrà essere votato ma addirittura non potrà nemmeno votare, mi porta a dire che l'incontro di sabato scorso, oltre ad essere stato aberrante, è stato anche un insulto all'etica e alla moralità dei cittadini onesti.