sabato 4 gennaio 2014

Mafia invisibile sulla riviera: «La Dia serve al più presto»

dal Bresciaoggi di sabato 21 dicembre.
Articolo di Maurizio Toscano

DESENZANO. Dibattito col docente Giorgi e con Grasso (Rete Antimafia) dopo l’allarme del procuratore nazionale

«Qui i clan fanno affari con tutti
a prescindere dal colore politico Una direzione non è stata ancora aperta per motivi economici»

Maurizio Toscano

Il dato più preoccupante, secondo Antonino Giorgi, docente alla Cattolica di Brescia e tra i maggiori esperti di mafia, è «quello di percepire che molte aziende in odore di legami con la criminalità non si nota- no, sono invisibili». È il quadro socioeconomico della riviera del Garda, dove le infiltrazioni di ndrangheta e mafia rappresentano ormai un fatto reale con prospettive fu- ture affatto rassicuranti, come hanno poi sottolineato lo stesso Giorgi e il suo collega di Rete Antimafia di Brescia, Andrea Grasso, intervenuti l’al- tra sera al dibattito organizza- to dalla Cgil - Camera del Lavo- ro di Brescia, con il patrocinio del Comune di Desenzano.
L’INCONTRO pubblico avvenuto in territorio desenzanese assume particolare valenza in considerazione dell’allarme mafia lanciato dal procurato- re nazionale Franco Roberti: «Dalla Bassa al Garda il pericolo è rappresentato dalle sofisticazioni finanziarie». Per questo si torna a parlare di un centro Dia nel distretto giudiziario bresciano.
Per quanto riguarda la nostra provincia, tra i 124 beni confiscati ben 30 sono aziende: questo dà la misura di co- me e quanto la criminalità calabrese, siciliana e con altri «marchi» sia particolarmente dinamica e penetrante. Ma c’è anche un problema di lavora- tori.
Come ha notato Luciano Pedrazzani della Cgil (con lui era- no presenti anche Donatella Cagno, della Funzione Pubblica, e Antonella Gallazzi, del Sindacato Pensionati), «alme- no 80 mila lavoratori, molti dei quali anche nella nostra provincia, sono sulla strada: quindi, grazie al progetto di legge d’iniziativa popolare per la riattivazione del lavoro in queste aziende chiuse, che ha cominciato il suo iter nei giorni scorsi in Parlamento, si potrà dare una risposta a questi lavoratori».
Una prima risposta alla massiccia penetrazione della mafia sulla riviera gardesana potrebbe arrivare, ha detto Grasso, «dall’annuncio del capo della Procura Nazionale Anti- mafia, Roberti, che ha auspica- to l’apertura di una sezione della Dia che andrebbe ad affiancarsi alla Dda con sede a Brescia».
«PER LE INDAGINI e gli approfondimenti - ha continuato Grasso - si deve ricorrere spesso agli agenti della sede di Mi- lano, con una serie di problematiche: noi riteniamo che il problema per cui finora non si sia aperta a Brescia la direzione investigativa antimafia sia economico». Parlando di tipo- logia di mafie, Antonino Giorgi ha, invece, sottolineato co-
me la «ndrangheta sia quella più aggressiva, feroce e impenetrabile, dato oggettivo origi- nato dalla matrice familiare del clan». «Nella nostre zone, inoltre, questi elementi criminali hanno l’obiettivo del potere e del denaro, pur non avendo alcun colore politico e facendo affari con tutti: dalla Lega alla sinistra, passando per il centrodestra», ha aggiunto Giorgi.

Cosa fare, dunque, per fronteggiare questo grave pericolo? «Non negarne la sua presenza e fare gruppo tutti», ha risposto il docente.