venerdì 23 maggio 2014

La mafia non é affatto invincibile. É un fatto umano e come tutti ifatti umani ha un inizio e avrà anche una fine

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Capaci, 23 maggio 1992. In ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifano, Antonio Molinaro e Rocco Dicillo


-Giornalista- Ma chi glielo fa fare?
-Falcone- Soltanto lo spirito di servizio
-Giornalista- Ha mai avuto dei momenti di scoramento, magari dei dubbi, delle tentazioni, di abbandonare questa lotta?
-Falcone- No, mai.

Capaci, 23 maggio 1992. Giovanni Falcone, da poco atterrato all'aeroporto Punta Raisi di Palermo, si stava dirigendo a Palermo con la moglie e con gli agenti della scorta. Quel giorno decise di voler guidare lui l'auto, una Fiat Croma bianca, e fece accomodare l'autista giudiziario, Giuseppe Costanza, sul sedile posteriore. Accanto a Falcone sua moglie, Francesca Morvillo. Il convoglio di auto che proteggeva Giovanni Falcone era formato da tre vetture, tutte Fiat Croma. Al comando la Croma marrone con a bordo Vito Schifani, Antonio Molinaro e Rocco Dicillo, poi la Croma bianca con Falcone e per ultima la Croma azzurra con a bordo Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.
Giovanni Falcone stava rientrando a Palermo da Roma, come solitamente faceva i fine settimana ma quel giorno sarebbe diventato tragico e ricordato come una delle pagine più brutte della storia d'Italia.
I movimenti di Antonio Molinaro, caposcorta di Falcone, erano seguiti dal boss Raffaele Ganci mentre il mafioso Gioacchino La Barbera seguiva con la propria auto il convoglio con Giovanni Falcone e la sua scorta. Il mafioso La Barbera era poi in contatto telefonico con Giovanni Brusca e Antonino Gioè che erano appostati sulle collinette di Capaci. 
Il convoglio blindato uscì dall'aeroporto e imboccò l'autostrada per Palermo. All'uscita di Capaci il boato. Giovanni Brusca schiacciò il telecomando che fece esplodere 400 kg di tritolo che erano stati sistemati all'interno di fustini in un cunicolo di drenaggio sotto l'autostrada.
La prima auto, quella marrone con a bordo Vito Schifani, Antonio Molinaro e Rocco Dicillo, fu investita in pieno dall'esplosione che provocò la morte sul colpo dei tre agenti. La forza dello scoppio scagliò l'auto a più di dieci metri di distanza in un giardino di olivi.
L'auto di Falcone, invece, andò a sbattere contro il muretto di cemento al ciglio della strada e i detriti causati dallo scoppio, facendo sbalzare Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo contro il parabrezza.
All'attentato sopravvissero gli agenti della scorta sulla terza auto, Paolo Capuzzo, Angelo Corbo e Gaspare Cervello, che miracolosamente resistette all'esplosione. Sopravvisse anche Giuseppe Costanza, l'autista di Falcone, che essendo seduto sul sedile posteriore riuscì a proteggersi meglio dall'impatto.
Nessun civile morì a causa dell'esplosione.
Quel triste e tragico giorno resterà sempre nel cuore dei cittadini liberi, onesti e antimafiosi che ancora oggi lottano contro il potere e la cultura mafiosa, onorando ogni giorno lo spirito di servizio di Giovanni Falcone, della moglie e di chi lo proteggeva.

Giovanni Falcone - 53 anni, magistrato (Palermo, 18 maggio 1939 - Capaci, 23 maggio 1992)
Francesca Morvillo - 47 anni, magistrato e moglie di Giovanni Falcone (Palermo, 14 dicembre 1945 - Capaci, 23 maggio 1992)
Vito Schifano - 26 anni, agente di polizia (Palermo, 23 febbraio 1965 - Capaci, 23 maggio 1992)
Antonio Molinaro - 30 anni, agente di polizia (Palermo, 8 settembre 1962 - Capaci, 23 maggio 1992)
Rocco Dicillo - 29 anni, agente di polizia (Triggiano, 13 aprile 1962 - Capaci, 23 maggio 1992)

-Falcone- La mafia non é affatto invincibile. É un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che é un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori.