mercoledì 20 gennaio 2016

Finché l'orientamento sessuale di una persona verrà usato come strumento di offesa non cambierà nulla

Nei minuti finali della sfida tra Napoli e Inter, giocata a Napoli e valida per i quarti di finale di Coppa Italia, è andato in scena, purtroppo, l'ennesimo episodio razzista e sessista. Nello specifico, il tecnico del Napoli Maurizio Sarri, negli ultimi concitati minuti della partita, ha insultato l'allenatore dell'Inter Roberto Mancini apostrofandolo con i termini "frocio" e "finocchio". Mancini, indignato, al termine della partita ha prontamente denunciato alle telecamere l'episodio che fino a quel momento era all'oscuro di tutti, e così avrebbe voluto che restasse Sarri, l'autore degli insulti. Secondo il tecnico del Napoli, infatti, sono cose che capitano nei momenti di nervosismo, parole che possono scappare, ma che non dovrebbero uscire dal campo.
Ha fatto bene Mancini, invece, a raccontare l'episodio perché non è più tollerabile far passare l'idea che l'orientamento sessuale, qualunque esso sia, possa essere usato per offendere un'altra persona, così come non sono accettabili gli alibi di Sarri che si difende attribuendo la colpa al troppo agonismo e nervosismo del momento. Un allenatore, tra l'altro, non nuovo a queste uscite irrispettose quando nel 2014, in seguito ad alcune proteste per dei falli fischiati di troppo, disse che il calcio era diventato uno sport per froci.

Predicare il rispetto, fare spot pubblicitari sull'uguaglianza e sponsorizzare iniziative sociali non ha alcun valore se ancora oggi, nello sport più praticato in Italia, accadono certe scene e c'è perfino chi minimizza tali episodi definendoli "cose che accadono sul campo". Basta!! E' ora che anche le istituzioni del calcio si attivino e prendano sul serio la questione avviando un processo culturale aperto e moderno dai più piccoli fino ad arrivare ai più grandi, che poi sono il loro esempio.