venerdì 4 novembre 2016

Referendum costituzionale: 5 buone ragioni per votare NO alla riforma

In vista del referendum costituzionale, ho voluto approfondire le ragioni del NO facendo alcune domande a Francesca Parmigiani, Dottoressa di ricerca in diritto costituzionale.

La riforma amplia davvero la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese?
La riforma costituzionale Renzi-Boschi rischia di fare a pezzi ciò che resta della democrazia rappresentativa e della partecipazione, che già non godono di buona salute nel nostro Paese. Limitandoci ad analizzare le previsioni della riforma in relazione agli istituti di democrazia diretta, infatti, notiamo come, da un lato, il numero di firme richiesto per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare sia stato triplicato, passando dalle 50.000 attualmente richieste alle 150.000, previste dal nuovo testo dell'art. 71 Cost. e, dall'altro, in materia di referendum abrogativo, come la riduzione del quorum - vale a dire il passaggio dalla maggioranza degli aventi diritto alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei Deputati - sia in realtà subordinata alla raccolta di ben 800.000 firme; previsioni quantitative che di certo non facilitano la partecipazione alla vita politica del Paese in una fase di disaffezione e di progressivo scollamento tra cittadini e istituzioni.

Garantisce la sovranità popolare?
Neppure il principio della sovranità popolare, sancito dall'art. 1 Cost., risulta pienamente rispettato dalla riforma. Pur permanendo, infatti, una totale incertezza sul meccanismo di scelta dei senatori tra i consiglieri regionali e i sindaci - dal momento che il nuovo art. 57 Cost. contempla criteri contraddittori e inconciliabili tra loro - l'unico elemento certo consiste nel fatto che i cittadini non eleggeranno più direttamente i senatori, risultando così privati del diritto di scegliere i propri rappresentanti.

Produce una semplificazione dell'attuale Costituzione?
Non può produrre semplificazione una riforma che - per portare solo un esempio tra i numerosi possibili - sostituisce l'art. 70, relativo alla funzione legislativa e attualmente composto da 9 parole di cristallina chiarezza, con una disposizione confusa e incomprensibile di ben 438 parole, che introduce nel nostro sistema 7, se non 10 o 12 (secondo il parere di alcuni illustri costituzionalisti) procedimenti legislativi diversi tra loro, sull'applicazione dei quali sorgeranno inevitabilmente conflitti tra Camera e Senato. L'intero testo della riforma - scritto con inaccettabile sciatteria e approssimazione - è destinato a far sorgere problemi interpretativi, a ingolfare il funzionamento delle istituzioni e a determinare, nella sua concreta applicazione, deficit funzionali e inefficienze, di cui il nostro sistema non ha certo bisogno.

Diminuisce i costi della politica?
Questo è l'argomento più populista, utilizzato per sostenere la riforma costituzionale, strizzando l'occhio alla peggiore antipolitica. I circa 500 milioni di risparmi che, secondo la ministra Boschi la riforma produrrebbe si scontrano, infatti, con le stime della Ragioneria dello Stato, secondo la quale il risparmio certo ammonterebbe a 57,7 milioni di Euro. In particolare, il risparmio generato dal nuovo Senato si attesterebbe attorno ai 48-49 milioni di Euro (la metà del costo di un F35), ossia circa 0.80 centesimi di Euro per ogni singolo cittadino. Il nostro Paese ha di certo bisogno di una spending review intelligente, da realizzarsi, tuttavia, ad esempio attraverso un'efficace lotta alla corruzione e all'evasione fiscale; battaglie che ci consentirebbero di recuperare risorse preziose senza sacrificare partecipazione e rappresentanza.

Perché votare NO?
Perché un Parlamento di nominati, eletto sulla base di una legge elettorale (il "Porcellum") dichiarata incostituzionale dalla Corte non può mettere mano alla Costituzione. Perché il Governo - estensore della riforma - dovrebbe porsi al di sotto, non al di sopra della Carta costituzionale, nata proprio per porre limiti al potere, a partire dall'esecutivo. Perché una riforma costituzionale imponente - che interviene su oltre 1/3 dell'attuale testo costituzionale - non può essere approvata da una maggioranza raccogliticcia e trasformista, che dimostra con arroganza di calpestare il valore stesso della Costituzione quale "casa comune". Perché la riforma costituzionale - nel suo combinato disposto con l'Italicum - ci consegna una Camera in cui la rappresentanza è alterata da un premio di maggioranza abnorme e da capilista bloccati; una Camera in cui il ruolo delle minoranze è compresso e sacrificato, con evidenti ripercussioni anche sull'elezione degli organi di garanzia. La Carta costituzionale è nata per dare voce ai cittadini e alle loro domande sociali, per questo il prossimo 4 dicembre dobbiamo dire NO a chi vuole trasformare la Costituzione nell'armatura del potere e nello strumento di chi è d'accordo per mettere a tacere chi non lo è.

Potete leggere questa e altre interviste anche su "Resistenza" il volantino non periodico e autogestito di Sinistra Per Borgosatollo.